DISCIPLINARE D’USO DEL MARCHIO DI TRACCIABILITA’ PIT (Prodotto Identitario Territoriale)

ARTICOLO 1
L’Accademia delle Imprese Europea (di seguito AdIE) istituisce e gestisce il marchio di tracciabilità denominato “PIT”.
Il marchio di tracciabilità PIT può essere richiesto dalle aziende che aderiscono all’Associazione come partner.

Finalità del PIT:
a) Ottenere ed assicurare un elevato livello della tracciabilità delle materie prime esclusivamente italiane che costituiscono i prodotti agricoli, alimentari e artigianali.
b) Istituire un efficace sistema di verifica per i prodotti contrassegnati con il marchio PIT
c) Portare a conoscenza dei consumatori, attraverso azioni informative, i criteri e le caratteristiche concorrenti all’ottenimento della filiera produttiva per ottenere il marchio PIT
d) Migliorare le condizioni di commercializzazione delle produzioni agro-alimentari e artigianali delle imprese partner promuovendo e sostenendo l’internazionalizzazione.

 

ARTICOLO 2
Il marchio di tracciabilità PIT è di proprietà dell’Accademia delle Imprese Europea, viene dato in concessione alle Imprese partner, nel rispetto dei requisiti PIT, presenti nel seguente disciplinare.

L’istruttoria, il procedimento e le valutazioni per l’assegnazione del marchio PIT sono gestiti da apposito organismo interno all’AdIE regolamentati da apposita deliberazione del Consiglio Direttivo Nazionale.

Il riconoscimento e la consegna della dichiarazione di tracciabilità prevede un costo di servizio opportunamente comunicato a tutte le imprese.

 

ARTICOLO 3

Il marchio collettivo di tracciabilità PIT può essere concesso in uso alle imprese partner del settore agricolo, alimentare, gastronomico ed artigianale.

Il marchio trasmette il messaggio principale d’indicazione di tracciabilità e di territorialità del prodotto.

Il marchio è costituito dalla dicitura “PIT” e dalla immagine grafica di cui all’allegato a, che costituisce parte integrante del presente atto.

Gli elementi d’origine nel marchio di tracciabilità PIT vengono assegnati in ragione della località di produzione delle materie prime, della loro trasformazione e del confezionamento.

Il “PIT VERDE” prodotti la cui provenienza delle materie prime, la trasformazione ed il confezionamento sono riconducibili ad un’unica azienda italiana;

Il “PIT BIANCO” prodotti la cui provenienza delle materie prime, la trasformazione ed il confezionamento sono riconducibili in ambito regionale italiano;

Il “PIT ROSSO” prodotti la cui provenienza delle materie prime, la trasformazione ed il confezionamento sono riconducibili in ambito italiano.

Qualora un ingrediente, utile alla realizzazione del prodotto, non esista né sia producibile sul territorio italiano, ne è consentito l’uso di provenienza estera, fatta salva la valutazione  per l’attribuzione del PIT.

 

ARTICOLO 4
I soggetti che possono richiedere la concessione del marchio da apporre ai propri prodotti che soddisfano i criteri contenuti all’interno del presente regolamento sono:
a) imprese agricole;
b) imprese di trasformazione di prodotti agricoli, singole o associate;
c) imprese della ristorazione;
d) associazioni che realizzano progetti all’interno della propria area territoriale e che valorizzano le produzioni artigianali ,culturali e delle tradizioni:
e) imprese artigiane;

 

ARTICOLO 5
La concessione del marchio di tracciabilità PIT è subordinata al possesso dei seguenti requisiti:
Per i produttori agricoli:
a) possesso dei requisiti previsti dalla legge per il riconoscimento dello stato di imprenditore agricolo con possibilità di verifica delle effettive mansioni primarie di agricoltore;
b) dichiarazione di responsabilità, attraverso il modulo PIT, sottoscritta dall’imprenditore
o dal rappresentante legale, dalla quale risulti la località e l’azienda di produzione di tutte
le materie prime, esclusivamente italiane, che compongono il prodotto, l’azienda di trasformazione
e quella di confezionamento.
Per i trasformatori di prodotti primari:
effettiva appartenenza al registro delle imprese della Camera di Commercio, Industria e Artigianato in qualità di trasformatori agro – alimentari.
Per gli artigiani
effettiva appartenenza al registro delle imprese artigiane della Camera di Commercio, Industria e Artigianato. Deroga per le associazioni dedite alle piccole produzioni per la riscoperta e la valorizzazione delle tradizioni artigianali del territorio di riferimento.
Per le imprese della ristorazione:
effettiva appartenenza al registro delle imprese della Camera di Commercio, Industria e Artigianato in qualità di impresa della ristorazione.
Le aziende devono essere in regola con le norme vigenti in materia nel campo della tutela ambientale, della salubrità del prodotto e della salute pubblica;

 

ARTICOLO 6
L’organismo interno procede all’istruttoria per la verifica dei requisiti di tracciabilità e per la valutazione e il riconoscimento del PIT. Il Consiglio Direttivo con propria deliberazione riconosce ed assegna ad ogni singolo prodotto il Marchio di Tracciabilità PIT.

 

Articolo 7
Le imprese partner  che intendono usare il marchio PIT, devono compilare la modulistica presente sul sito istituzionale, per ogni singolo prodotto per il quale richiedono l’attribuzione del marchio.
La domanda deve contenere oltre gli elementi descrittivi necessari per definire la tracciabilità del prodotto, i seguenti dati:
– generalità del soggetto richiedente,
– autorizzazione al trattamento dei dati personali,
– dichiarazione di presa visione ed accettazione del presente regolamento del Marchio di Tracciabilità e di assoggettamento ai controlli da parte dell’AdIE per la verifica del corretto uso.

 

Articolo 8
Il rappresentante dell’impresa procederà alla compilazione del modulo PIT, secondo i criteri richiesti, per la corretta valutazione della filiera di produzione, Il marchio PIT viene assegnato nel rispetto del lotto di produzione debitamente riportato. Il legale rappresentante dovrà dare immediata comunicazione nel caso in cui uno dei parametri della filiera venga modificato. L’AdIE provvederà a valutare la nuova richiesta e procedere alla nuova assegnazione del Marchio di Tracciabilità.

 

Articolo 9
I dati anagrafici dell’azienda, la data di rilascio della licenza d’uso, e la tipologia di PIT assegnato al prodotto verranno trasmessi all’ONIT per la mappatura e il monitoraggio delle produzioni italiane.
La durata di validità della licenza d’uso del Marchio è di tre anni, salvo revoca o recesso.
La licenza d’uso va rideterminata ad ogni modifica della filiera produttiva o della tracciabilità. Tale procedura prevede nuova istruttoria e nuovo procedimento.

L’Assegnazione del Marchio all’Azienda prevede:
– Il rilascio della Licenza d’Uso
– Il Marchio P.I.T.
– Il codice identificativo
– La zona di origine (comune per PIT Verde, regione per PIT bianco, nazione per PIT Rosso)
La licenza d’uso e i diritti che ne derivano non sono trasmissibili, salvo il caso di trasferimento di azienda.

Articolo 10
Le imprese con la richiesta “Modulo PIT” e l’inserimento nel sistema di controllo si impegnano
a rispettare le modalità di uso del marchio di tracciabilità previste dal presente Disciplinare, nonché a:
1) Non modificare in alcun modo il logo e a non registrare, né comunque utilizzare, simboli
identici o tali da generare confusione o rischi di associazione con il medesimo.
2) Non adottare comportamenti che possano ledere il prestigio del marchio.
3) Rispondere nei confronti dell’AdIE di ogni abuso del marchio o non conformità nell’uso.
4) Garantire la disponibilità a cooperare attivamente alla realizzazione delle azioni collettive di
valorizzazione del marchio.
6) Rendere disponibile alla Commissione Interna tutta la documentazione giudicata da questi ultimi utile alla verifica del corretto utilizzo del Marchio.

 

Articolo 11
Il Marchio di Tracciabilità, assegnato al prodotto  può essere visionato attraverso le informazioni riportate sul sito istituzionale. 

Articolo 12
Qualora venga  accertato che un’impresa assegnataria del Marchio di Tracciabilità PIT non ha rispettato i requisiti previsti dal presente regolamento, il Consiglio Direttivo Nazionale procederà con provvedimenti consequenziali, che constano, in ordine di gravità:
il richiamo alla impresa,
la sospensione dell’uso per un periodo fino a mesi sei,
la revoca della licenza d’uso. Le segnalazioni in tal senso possono pervenire, da tutti i soci, da parte delle imprese partner e ogni altra segnalazione di organismi esterni o da cittadino utente.

 

Articolo 13
Il legale rappresentante dell’impresa partner è responsabile legalmente dell’uso del marchio di tracciabilità PIT.
Il marchio è concesso in uso esclusivamente dall’Accademia delle Imprese Europea.
E’ vietato l’uso di segni distintivi che possano trarre in inganno terzi sul significato e sul simbolo del marchio di tracciabilità PIT, secondo quanto previsto dalle normative nazionali e comunitarie vigenti in materia.
Il marchio non può costituire marchio principale e deve, perciò, essere associato al marchio d’impresa ovvero alla denominazione della stessa.
Il marchio di tracciabilità PIT deve essere utilizzato accanto alle indicazioni delle caratteristiche del prodotto e deve riportare il codice identificativo con il quale è stato assegnato.

 

Articolo 14
Ogni controversia relativa all’interpretazione e/o applicazione del presente regolamento sarà decisa da un arbitro unico, nominato dal Presidente del Tribunale di Roma ad istanza della parte più diligente. L’arbitro unico tenterà la composizione bonaria della controversia ed in mancanza di accordo deciderà secondo diritto.

 

Delibera del Consiglio Direttivo Nazionale n. 37 del 20.06.2021