Storie di #quarantena: Arturo Croci

Parlare di Arturo Croci è parlare di Ace International, da lui fondata nel 1975, e della rivista professionale Flortecnica, la cui pubblicazione è continuata sino al 2006. Anno in cui la sua vita possiamo dire è ricominciata, in coma per un aneurisma è stato uno dei pochi sopravvissuti, come lui stesso racconta nel suo romanzo COMA – La vita in un altro tempo.

Ma lasciamo che sia lui stesso, in questi giorni di #quarantena, a raccontarsi.

Come scriveva James Joyce:

“La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii.”


Nei giorni della quarantena

La floricoltura e il vivaismo italiano è il settore al quale ho dedicato la mia vita, anni di studio e 30 anni come fondatore e direttore di una rivista professionale, altri dieci come direttore-collaboratore.

Quando qualcuno mi chiede di spiegare in che cosa consiste questo settore mi rendo conto che è difficile, molto difficile. Vi sono diverse ragioni per queste difficoltà, la prima ragione è che vi sono molte specializzazioni nel florovivaismo ma per farvi capire meglio vi sto preparando uno scritto ad hoc.

Per il momento queste sono le mie considerazioni.

Quello che stiamo vivendo oggi, in un certo senso l’ho già vissuto e sperimentato. Ho descritto la mia singolare esperienza nel libro “Coma – La vita in un altro tempo”.

Ho conosciuto la gioia della scoperta, l’ebbrezza del successo, il piacere del viaggio, dei sensi, la voglia di essere, di avere, di ottenere quello che era possibile, di raggiungere tutti gli obiettivi che mi prefiggevo.

Non ero cattivo, ero semplicemente IO.

Sono stato formato come “persona sociale”: Scuola di floricoltura a Minoprio, Londra St. Albans e filosofia a Barcellona. Ho iniziato a frequentare la CEJH dal 1970 (Communautè Europeenne de l’Horticulture, l’associazione giovanile voluta e nata sotto l’egida dell’AIPH), sono diventato presidente europeo nel 1984, poi sono stato anche presidente dell’Associazione della Stampa Europea (Horti Media Europe) e portavoce dell’Italia nel Comitato Piante e Fiori dell’Unione Europea), fondatore con Franco Locatelli e Wim van Meeuwen della Festa dei Nonni, membro fondatore di Orticolario e membro del comitato organizzatore di Euroflora. Allora credevo nell’Europa e … ci credo ancora.

Ero anche presuntuoso, con una scala dei valori che metteva il mio mestiere al di sopra di tutto … per la mia rivista di floricoltura, per il lavoro, per arrivare sempre prima mi sottoponevo a una vita estrema, da un aereo all’altro,  da un continente all’altro, da un’azienda all’altra, mangiando disordinatamente, dormendo quando era possibile e quasi mai nello stesso letto… il posto dove dormivo più a lungo era un albergo a Scheveningen, non troppo lontano da Aalsmeer o da Honselersdijk,  una sigaretta dopo l’altra, un giorno dopo l’altro.

Poi … il 15 dicembre del 2005 mi sono schiantato contro la montagna, la mia aorta si è spezzata, un mese di coma fra la vita e la morte.

In coma ho rivissuto, da “esterno/interno”, molti episodi della mia vita e altri che per me sono altrettanto reali.

Ho conosciuto e sperimentato la morte delle persone che amo, il dolore, la disperazione, la tristezza ed infine una nostalgia senza fine. Mi sono trovato a vivere in solitudine in un “Medio Evo”, un mondo più avanti nel tempo … ma che non era progredito, con poco spazio per l’altruismo e la bontà. Quel mondo era disumano, tutti alla gola di tutti, non c’erano regole e quello che contava era solo “IO”, non importava a nessuno la disumanità, la decadenza e l’oscurità.

Il 4 gennaio del 2006 mi sono svegliato, io che ero “indipendente”, che credevo di non avere la necessità degli altri … adesso avevo bisogno di tutti.

Per sei mesi, su una sedia a rotelle in un altro ospedale, ho lottato con tenacia, testardaggine, caparbietà e speranza.

Sei – sette ore di fisioterapia al giorno, due ore di esercizi guidati e il resto da solo sotto l’occhio vigile della fisioterapista.

Nelle ore di pausa cercavo di rincuorare gli altri, sempre sorridente e positivo, sdrammatizzando e indirizzando l’attenzione lontano da se stessi … questo serviva a loro, ma anche a me. 

Nessuno mi ha visto cedere o piangere … l’ho fatto qualche volta, di nascosto, da solo, di notte.

Molti di quelli che credevo amici erano scomparsi, ma una donna e tanti, tanti … hanno soffiato vita nella mia vita e dopo sei mesi, unitamente alle persone che mi assistevano e amavano, abbiamo cominciato ad intravedere l’uscita dall’inferno.

Sono tornato a vivere, tutta la mia sicurezza e le mie certezze … erano svanite.

Cosa ho imparato da questa esperienza e dalla vita? … la cosa più importante è che ho sostituito le parole: “Io sono”  con “NOI SIAMO”.

Ho capito che vita non è solo mia … e di TUTTI.

Adesso sono tre settimane che vivo praticamente isolato in casa e non mi sento solo, leggo, ascolto musica, scrivo, contatto gli amici, rispondo al telefono. Sono preoccupato e ho paura, non per me … ma per le persone che amo e anche per quelli che non conosco ma immagino la loro vita.

Sono preoccupato per gli amici floricoltori e vivaisti, di tutta Europa, dell’Asia, degli Stati Uniti, del Centro e Sud America.

Molti mi chiamano con Skype, WhatsApp, Telegram, mi inviano messaggi, filmati, email in continuazione, c’è dolore, preoccupazione, sono tutti spaventati, preoccupati, stanno gettando i loro fiori e le loro piante, alla fine di questa primavera non avranno le risorse per far fronte agli impegni … rischiano di chiudere. In Campania 2 milioni di steli di crisantemi gettati, senza contare gli altri fiori, il Veneto e Alto Adige quasi 3 milioni di fiori di Orchidee al macero, senza contare le centinaia di milioni di annuali, di piantine da orto. Il governo italiano resosi conto della gravità ha autorizzato la vendita delle piante e dei fiori ma poche aziende sono strutturate per l’e-commerce, la consegna a domicilio e tutti i garden e i negozi sono chiusi … in più la gente è confinata a casa. Quelli che hanno la fortuna di avere un giardino per la prima volta forse lo curano come non mai ma … non possono avere le piante, i prodotti, gli attrezzi. Le campagne pubblicitarie sull’uso dei fiori e delle piante in questo momento non sempre possono avere un risvolto positivo.

In Europa non tutti i governi rispondono allo stesso modo alle esigenze del settore ornamentale, molti non capiscono, molti non hanno le risorse, ognuno pensa solo a se stesso.

La gente, purtroppo, ha la memoria corta. Non è la prima volta che l’uomo deve fronteggiare la catastrofe. Anche stavolta ci saranno gli approfittatori, i cinici, gli sciacalli che cavalcano la situazione per arricchirsi ma, il successo non dura in eterno! 

Nemmeno la sconfitta, quello che conta è la forza, il coraggio di andare avanti con la volontà di costruire un futuro migliore.

Questa è una battaglia che si può e dobbiamo vincere insieme.

Questo soprattutto in Europa, a cosa può servire se Flora Holland, Landgard, Flora Toscana … etc. sopravvivono ma i loro produttori e i loro clienti scompaiono?

Per contro, come possono sopravvivere i produttori e i commercianti senza le loro strutture distributive?

I fiori e le piante continueranno ad essere prodotte, il nostro pianeta, l’umanità … non può farne a meno … fanno parte della nostra vita.

Ricordate la mia esperienza. Uno può avere, ma per avere è necessario la conoscenza e l’abilità di fare e… per fare …occorre essere. Essere chi?

Non io, NOI, non italiani, non olandesi, non tedeschi … NOI EUROPEI, NOI UMANI …

Viva la vita

Perché la vita è la forza più grande di questo  e di molti universi. Niente è possibile senza la vita.

Quella che rende così preziosa la nostra esistenza è la consapevolezza che finirà ma la sopravvivenza ha veramente senso e significato solo se vinceremo questa sfida INSIEME. 

Arturo Croci

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