Soluzioni di tracciabilità e processi per tutelare la produzione alimentare

Soluzioni di tracciabilità e processi per tutelare la propria produzione: l’argomento sarà il focus di uno speciale workshop, organizzato dalla Camera di Commercio Torino, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, Indicam, Enterprise Europe Network e Alps North West Italy. Tra i relatori invitati all’evento anche Tenenga, che parlerà di Tracciabilità nel mondo del food, portando anche tre casi concreti di successo: Coop Alleanza 3.0, Cooperativa Agricola San Rocco, Azienda Agricola Cà Lumaco.

Soluzioni di tracciabilità e processi per tutelare la propria produzione
La tracciabilità e la rintracciabilità sono processi che, soprattutto quando si parla di prodotti alimentari, spesso vengono utilizzati erroneamente come sinonimi. In realtà, la tracciabilità è il percorso di un alimento da monte a valle: il processo produttivo, infatti, viene seguito partendo dalle materie prime sino ad arrivare al prodotto finito, La rintracciabilità, invece, è il processo inverso: da valle a monte si parte dal prodotto finito risalendo all’inverso fino all’origine delle materie prime. Rendere tracciabile un prodotto è vincente sotto vari profili. Quando si parla di soluzioni di tracciabilità, dunque, non si tratta solo di favorire gli aspetti commerciali legati a una buona gestione logistica, ottimizzata. Il primo valore aggiunto è la tutela del consumatore: grazie alle soluzioni di tracciabilità, è possibile garantire la massima trasparenza informativa delle filiere dal punto di vista igienico-sanitario. Il secondo valore aggiunto è la possibilità di contrastare la contraffazione grazie a una marcatura che permette ai brand di tutelare la propria produzione dal mercato grigio e dall’italian sounding che sempre più spesso intaccano la reputazione del made in Italy.

Perché si parla di soluzioni di tracciabilità
Le soluzioni di tracciabilità, infatti, sono tecnologie che impattano in maniera significativa sull’organizzazione di un’azienda. Attualmente nell’UE esiste una rintracciabilità obbligatoria imposta dal Reg. CE 178/2002 e una rintracciabilità volontaria (ISO 22005:2008) che, oltre alla rintracciabilità di filiera prevede anche la cosiddetta rintracciabilità interna (ricostruzione, passaggio per passaggio, del percorso seguito da ogni materia prima o sostanza all’interno dello stabilimento). Oltre che alle norme istituite da Bruxelles, le soluzioni di tracciabilità obbligatoria sono assoggettate anche alle normative interne di ogni Paese facente parte della UE: ne sono recenti esempi il tassativo obbligo, da gennaio 2017, della dematerializzazione dei registri nel comparto vitivinicolo (e l’utilizzo delle registrazioni sul SIAN) che di fatto impone una severa tracciatura e l’imposizione in etichetta dell’origine del latte (sterilizzato a lunga conservazione, UHT e via dicendo.) e del latte usato nei prodotti lattiero-caseari (crema, burro, yogurt, kefir, cagliate, formaggi ecosì via). Quest’ultima novità (imposta dal Decreto Ministeriale del 19 gennaio 2017) prevede l’indicazione in etichetta del Paese nel quale il latte è stato munto (“Paese di mungitura”) e il nome del Paese nel quale il latte è stato lavorato (“Paese di trasformazione o condizionamento”).

fonte:
https://www.tenenga.it/soluzioni-di-tracciabilit%c3%a0-alimentare/

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